Ucraina grande affare. A chi conviene continuare la guerra

La conferenza di Monaco

La recente Conferenza sulla Sicurezza di Monaco ha rappresentato un altro passo verso la guerra.

Questa conferenza, organizzata da una fondazione privata, permette ai partecipanti, capi di Stato, di governo e di organizzazioni internazionali, ministri, parlamentari, rappresentanti di alto livello delle forze armate, della scienza, della società civile, dell’economia e dei media, di avere scambi informali sui principali temi di politica internazionale; offre inoltre un palco per la loro propaganda.

La conferenza quest’anno si è svolta dal 13 al 15 febbraio. Il primo giorno si è assistito allo spettacolo dei più importanti leader dei governi membri dell’Unione Europea, accompagnati dal primo ministro britannico, che hanno sottolineato la necessità, per l’Europa, di svolgere un ruolo più attivo nella politica internazionale. In particolare, il cancelliere tedesco Mertz ha sostenuto la necessità di un’Europa sovrana, unendo e rafforzando l’Europa all’interno della NATO. Gli interventi degli altri leader sono stati sullo stesso tono: il presidente francese Macron ha sottolineato l’importanza dell’opzione nucleare e affermato che, per poter trattare da una posizione di forza, l’Europa deve sviluppare la propria cassetta degli attrezzi della Difesa.

Nella giornata seguente, 14 febbraio, il segretario di stato USA Marco Rubio, con un discorso mellifluo ha rimesso in riga gli ammazzasette europei. Rassicurando sulla centralità del legame transatlantico e affermando la volontà di un’Europa forte, Rubio ha ribadito la funzione di guida degli Stati Uniti citando il ruolo avuto dall’amministrazione USA nella liberazione degli ostaggi del 7 ottobre in mano a coloro che ha definito barbari e nell’instaurazione di una tregua-farsa. Sull’Ucraina in particolare ha affermato che il ruolo degli Stati Uniti è essenziale per il raggiungimento della pace.

Rispetto al discorso tenuto dal vicepresidente Vance l’anno scorso, si può dire che il tono è completamente cambiato, ma il contenuto è lo stesso: l’Europa viene trattata come un subalterno a cui non vengono risparmiate le critiche, ma a cui si chiede fedeltà.

Ma cosa c’è dietro questo gioco delle tre carte diplomatico?

Prendi i soldi e scappa

La ragione per cui la guerra in Ucraina continua, il motivo per cui la striscia sanguinosa di due milioni di perdite fra morti, feriti e dispersi, continua ad allungarsi non sono i territori contesi, ma sono i circa duecento miliardi di euro di proprietà russa confiscati in seguito alle sanzioni e conservati presso la banca belga Euroclear.

La bozza di piano di pace originario, proposto da Donald Trump, prevedeva al punto 28 che “100 miliardi di dollari di beni russi congelati saranno investiti negli sforzi guidati dagli Stati Uniti per ricostruire e investire in Ucraina; gli Stati Uniti riceveranno il 50% dei profitti derivanti da questa iniziativa. L’Europa aggiungerà 100 miliardi di dollari per aumentare l’importo degli investimenti disponibili per la ricostruzione dell’Ucraina. I fondi europei congelati saranno sbloccati. Il resto dei fondi russi congelati sarà investito in un veicolo di investimento separato tra Stati Uniti e Russia che realizzerà progetti congiunti in aree specifiche. Questo fondo avrà lo scopo di rafforzare le relazioni e aumentare gli interessi comuni per creare un forte incentivo a non tornare al conflitto.”

Come era prevedibile, la Russia pagherà le spese della guerra in cambio dei territori, solo che i soldi, nella mente di Trump, dovrebbero andare tutti agli Stati Uniti, e l’Unione Europea dovrà mettere altri cento miliardi di suo.

Ruba poco e finirai in prigione. Ruba molto e finirai in cima alla borsa valori.

La somma di denaro coinvolta nello scandalo che ha travolto parte dei collaboratori di Zelensky, 100 milioni di dollari divisi in almeno otto parti, è una cifra irrisoria rispetto al saccheggio da parte degli oligarchi russi e statunitensi. Putin, ad esempio, possiede un mega-yacht che da solo vale, secondo quanto riferito, 100 milioni di dollari, parte di una fortuna che potrebbe arrivare fino a 200 miliardi di dollari. Steve Witkoff ha un patrimonio personale di circa 2 miliardi di dollari, mentre Jared Kushner è ora miliardario grazie agli interessi nel Golfo che ha coltivato in virtù degli “Accordi di Abramo”, durante il primo mandato di Trump. Donald Trump, che prima della sua candidatura alla presidenza nel 2024 era sull’orlo della rovina economica, ha trascorso il suo primo anno in carica accumulando denaro a destra e a manca per un totale di almeno 3,4 miliardi di dollari.

Rispetto alla corruzione ufficiale della Russia e degli Stati Uniti, l’Ucraina sembra un modello di rettitudine e trasparenza.

La guerra ha sicuramente aumentato il flusso di denaro verso alcuni appaltatori della difesa statunitensi. Ma i veri beneficiari della guerra sono stati gli oligarchi russi. Secondo il Center for Economic Policy Research, “il numero di miliardari russi è aumentato dall’inizio della guerra, mentre anche i miliardari soggetti alle sanzioni occidentali sono diventati in media più ricchi” grazie all’acquisizione di beni stranieri, alla sostituzione delle importazioni con la produzione interna e ai profitti realizzati in settori chiave come quello dei fertilizzanti e del petrolio.

È una regola d’oro dell’oligarchia che i ricchi siano in grado di arricchirsi ulteriormente durante qualsiasi cambiamento importante nella politica, nell’economia o nella guerra. Qualsiasi accordo di pace comporterà enormi profitti per gli oligarchi russi liberati dalle sanzioni e nuovamente in grado di cavalcare l’economia globale. Kushner immagina di poter ottenere dalla Russia ciò che ha già ottenuto dai suoi accordi in Medio Oriente. E anche Trump vuole la sua parte.

Gli oligarchi russi e statunitensi stanno orchestrando questo diktat di un accordo di “pace”. Il denaro è la vera posta in gioco; la narrazione della Russia che proietta la sua sovranità e dell’Ucraina che protegge la propria serve solo per i gonzi.

L’Europa col cerino in mano

Per quanto riguarda l’Unine Europea, è bene ricordare che quando era Ministro della Difesa della Germania l’attuale presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, (fino al 2019), il suo ministero fu coinvolto in uno scandalo legato all’assegnazione di lucrosi contratti di consulenza esterna, scandalo che ha portato a indagini parlamentari.

Successivamente, durante l’emergenza pandemica, sempre Ursula Von der Leyen, nella sua qualità di presidente della Commissione, ha visto il suo nome associato ad scandalo legato alla fornitura dei vaccini.

Ci sarebbe da stupirsi di un altro scandalo cresciuto all’ombra dell’emergenza guerra?

Francesca Mannocci, su “La Stampa” del 15 febbraio, lo dice fra le righe: “non basta pagare l’Ucraina, bisogna pagare la propria maturità strategica. Pagare significa accettare che l’unità europea non è un valore morale ma una tecnologia di sicurezza; significa togliere a Mosca le rendite che finanziano la guerra e togliere a Washington l’alibi che l’Europa «non fa abbastanza».”.

Pagare vuol dire 315 miliardi che l’Unione Europea e i governi degli stati membri hanno stanziato per permettere a Kiev di continuare la guerra, con un impegno che è cresciuto per tutto il 2025 fino ad arrivare ai 90 miliardi stanziati prima ancora che il parlamento europeo approvasse la legge apposita.

Pagare significa tagliare di un terzo gli stanziamenti per la Politica Agricola Comune e per i fondi di coesione (400 miliardi), secondo quanto previsto dal bilancio preparato per il prossimo settennato.

Tagliare le rendite è una pia illusione, perché sui fondi russi congelati nelle banche europee è già scesa la mano di Trump.

La minaccia della crisi finanziaria che incombe sull’Unione Europea e sui governi degli stati membri può essere procrastinata solo prolungando l’emergenza guerra, e questo può essere fatto in vari modi: ostacolando la firma di quella pace in Ucraina che sancirebbe la perdita di centinaia di miliardi, oppure agitando lo spauracchio della minaccia russa. Il ricorso alla minaccia russa tra l’altro permette di giustificare il ricorso a strumenti straordinari di bilancio, scaricando cioè sui cittadini il fallimento della politica estera di questi anni, ma permette anche di ricorrere ad un apparato propagandistico finanziato con lo “Scudo democratico” che metta a tacere le opposizioni antimilitariste e pacifiste.

Crescente miseria, autoritarismo e militarismo incombono sul cielo dell’Europa, sempre più legata al carro degli Stati Uniti.

Tiziano Antonelli

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